Il naufragio nell’arte e nella letteratura

Eugène Delacroix Il naufragio di Don Giovanni

(Eugène Delacroix: Il naufragio di Don Giovanni)

Il naufragio  contemporaneo non ha nulla di epico. Oggi si è fatto deriva, condizione di vita, ricerca perenne e inquieta di mancati approdi. Per capire lo stato di spaesamento  che oggi viviamo nella navigazione a vista di rotte incerte, è necessario fare un viaggio nell’esperienza romantica dall’idea di naufragio.

Naufragio e le sue immagini romantiche della disperazione attraverso   un viaggio affascinante tra arte e letteratura. Questo serve per cogliere le suggestioni sublimi del naufragio, questo profondo sentimento che  pone gli esseri umani davanti alle questioni fondamentali dell’esistenza.

Sullo sfondo  delle tante navi in tempesta, distrutte  e arenate, dipinte  dai più grandi pittori ottocenteschi(Friedrich, F.E. Church, Turner, Géricault, John Martin e Delacroix) si entra in un dedalo oscuro  di sensazioni svelando tutti gli enigmi che il mito del naufragio ha trasmesso alla nostra epoca. Esplorare il fascino grandioso e tremendo del naufragio che affonda le sue radici nell’ideologia romantica, nella commistione tra la kantiana estetica del sublime e le suggestioni bibliche dell’Apocalisse e della Genesi. Accanto all’iconografia dei pittori ottocenteschi, l’autrice compie anche un viaggio letterario curiosando tra le pagine di Novalis, Poe,  Melville e Hugo.

L’idea di sgomento al cospetto dell’immensità è l’emozione forte che scaturisce dalle rappresentazioni del naufragio. Davanti alla categoria del sublime si apre l’orizzonte della conoscenza che si realizza nel viaggio che conduce alla deriva. Il viaggio, per il suo stesso dinamismo, è connesso al desiderio e all’inquietudine di cambiare lo stato delle cose. Il naufragio, dunque, presuppone il finale tragico della traversata esistenziale e delle aspirazioni umane.

Siamo dentro il pensiero intimo dei romantici che indagano il mondo delle tenebre e della notte, associate all’ignoto, all’inafferrabile, e perciò all’inconscio, di cui l’arte cerca di sviscerare le potenzialità.

Il naufragio durante la tempesta è l’intuizione poetica dei romantici. È la rappresentazione dell’irrappresentabile, giacché l’oggetto dell’arte non è il visibile, bensì proprio ciò che non si vede.

Si viaggia inconsapevoli verso il naufragio per dare voce a un dramma spirituale di intensa fatalità. L’invisibile è  il mistero che spinge il pensatore romantico a sfidare le avversità del cosmo.Il sublime, sviluppato plasticamente con maggiore intensità dai pittori del Romanticismo, mette l’uomo di fronte all’orrore, a un segno in cui le certezze quotidiane sembrano stravolte e alla certezza che esiste una dimensione cosmica, un infinito naturale di cui, in qualche modo, egli è partecipe.

Anche se oggi il naufragio ha perso il suo senso epico, i romantici che indagano  il regno delle tenebre, ci dicono che esso  resta l’unico esito di navigazione con il quale  siamo costretti a fare i conti. Siamo ancora  naviganti di fronte all’impotenza assoluta. Il nostro tempo ci mette di fronte alla differenza fondamentale  fra il tragico e il drammatico.

Siamo sulla zattera alla deriva, viaggiamo su un ideale mare di ghiaccio ammaliati dal sentimento inquieto dell’infinito romantico che si manifesta attraverso la creazione e la distruzione contemporanea dell’opera del mondo.

Il naufragio e le sue  immagini romantiche della disperazione  che si conficcano nella mente, che attraggono  e terrorizzano.

Davanti alla loro suggestiva bellezza ci ritroviamo noi, uomini di oggi, con la stessa profonda inquietudine che suscita domande e enigmi, incapaci di accedere alla conoscenza del mistero, ma spinti  verso una deriva da una sfida con l’inafferrabile,  che sappiamo  di perdere in partenza.

Il Romanticismo, proprio come le onde, si protendE in avanti ben oltre  il suo tempo naturale, anche se magari Jung aveva ragione: forse è vero  che esistono le immagini primordiali, e forse proprio per questo, ancora oggi, di fronte ai naufragi che occupano gran parte della riflessione filosofica, della letteratura, dell’arte del Settecento e dell’Ottocento, qualcosa si commuove in qualche luogo della memoria dell’umanità, che è anche la nostra.

Tra ragione e sentimento, l’impulso verso l’abisso insondabile dei Romantici è l’archetipo  dell’uomo contemporaneo, che non perde l’occasione per portare al naufragio se stesso.

Nicola Vacca

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