Le incisioni di Giorgio Morandi

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Nell’opera pittorica di Giorgio Morandi l’incisione occupa un posto di rilievo. Anche se per il grande pittore bolognese l’arte dell’incisione sia stata  una tappa fondamentale nella sua carriera, è da diverso tempo che intorno a questa  è calata una strana forma di oblio.

Riscoprire la passione di Morandi per l’arte incisoria, giudicata a torto minore ma che, proprio come la pittura,  è doveroso per comprendere l’intero percorso di questo artista. L’arte dell’incisione di Giorgio Morandi  è rappresentata da  133 opere, cioè l’intera produzione calcografica che testimonia finalmente quanto l’incisione per Morandi sia stata un ambito centrale della sua ricerca espressiva.

Per il pittore bolognese l’incisione è un modo per aderire al vero. Fu lo stesso Morandi  a spiegare le sue intenzioni:  «Di nuovo al mondo non c’è nulla o pochissimo,  l’importante     è la posizione diversa e nuova in cui l’artista si trova a considerare a vedere le cose  della cosiddetta natura e le opere che lo hanno interessato».

Così Morandi, nelle malinconie dei chiaroscuri, dà vita a nature morte con barattoli e bottiglie. Con una finezza senza pari, scrutando nell’intimità del suo stato d’animo, forgia conchiglie posate sui tavoli, rende scabri e essenziali paesaggi e immagini che esprimono attraverso un’elegante ricerca formale il sentimento assoluto dell’artista.

Queste intuizioni le confermerà Roberto Longhi, che a proposito dell’attività incisoria di Giorgio Morandi scriverà: «Oggetti  inutili, paesaggi inameni,  fiori di stagione, sono pretesti più che sufficienti per esprimersi “in forma”; e non si esprime, si sa bene, che il sentimento».

Ammirando capolavori come La strada bianca, opera di alto valore stilistico e poetico nella quale si avverte l’eco remota di un’estate infinitamente polverosa, si scopre  un irrazionale turbamento della coscienza in  cui “il tacito infinito andar del tempo” rimanda tutto a una suggestiva grammatica dell’abbandono dei sensi.

Spicca tra le opere esposte la bellezza decadente della Natura  morta con la testa di burattino che Morandi realizzò nel 1927. Sul fondo scuro del tavolo campeggia la testa mozzata di un burattino, allegoria  che simboleggia la caduta delle cose nel corso del tempo che incalza senza lasciare tregua.

Nell’arte dell’incisione c’è tutta l’originalità di Morandi, il controllo esercitato  sulla propria opera, la concentrazione  del lavoro artistico nella poetica della forma. La sua grande invenzione è dare corpo e materia all’immagine delle cose perdute restando aderente alla resa del visibile.

Le nature morte  e i paesaggi sono  segnati da una trama nervosa dai graffi profondi, destinati a lasciare sulla lastra un segno ma anche un senso riconoscibile.

Davanti alle incisioni di Morandi sono stati invocati, a confronto,  i nomi più nobili della pittura e dell’incisione europee, spesso giustificati dagli apprezzamenti da lui espressi in occasioni private: Rembrandt, Chardin, Canaletto, Goya,Manet, Cézanne.

Il lavoro di Giorgio Morandi incisore è stato magnificamente studiato  da grandi critici come Longhi, Lionello Venturi, Brandi, Arcangeli.

L’attività artistica di Giorgio Morandi non si può comprendere senza il suo grande amore per l’arte dell’incisione, che continua a comunicare brividi di eternità.

Queste opere, in modo particolare, comunicano attraverso il sentimento del paesaggio e delle cose  una straordinaria esperienza visibile ed esistenziale.

Nicola Vacca

 

 

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