Leggere e rileggere Arthur Koestler

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Nel marzo 1938 ha luogo a Mosca il terzo dei grandi processi pubblici che a partire dal 1936 liquidarono la vecchia guardia bolscevica e rappresentarono il vertice più alto delle epurazioni in cui venne eliminata una parte cospicua dei quadri politici e militari sovietici. Nella stagione tragica delle purghe tutti gli imputati, dopo aver reso confessioni inverosimili, vennero  condannati a morte.

I processi di Mosca  ebbero una vasta eco internazionale e  insinuarono in molti militanti comunisti  dubbi e perplessità che misero in discussione  la propria fedeltà all’Unione Sovietica.

 Ignazio Silone, dopo essere diventato un ex comunista, scrive : «Per quelli come noi che avevamo la possibilità di osservarla da vicino, la dittatura russa ci appariva nella sua nuda realtà: un sistema di oppressione e sfruttamento di nuovo tipo. I germi di socialismo sbocciati nella Rivoluzione d’Ottobre erano stati  soffocati da uno stato burocratico totalitario».

Furono molti gli intellettuali e gli uomini di pensiero che in quegli anni  dissero addio al comunismo.

Arthur Koestler, il grande scrittore irregolare austro-ungherese, all’inizio del 1938 è iscritto al partito comunista  da sei anni. Dal 1932  è infatti stato un miltante ortodosso e impegnato: lo troviamo  nella Berlino della Repubblica di Weimar, nei viaggi in Unione Sovietica, e esule in Francia  dove ha lavorato nella propaganda del partito. Già all’inizio del ’37 la sua fede comunista  comincia a vacillare. Riscopre il valore della dignità umana e dell’individuo e comincia a dubitare  dei concetti legati all’etica utilitaristica.

Nel ripensamento dei rapporti tra etica e politica scopre  la falsità sulla quale è basata la certezza prima del rivoluzionario: sacrificare la propria vita  in nome di una causa superiore.

Sono proprio le considerazioni sul  sistema chiuso e dogmatico della fede rivoluzionaria, insieme alla volontà di denunciare le degenerazioni del sistema staliniano  a spingere Koestler a diventare un ex comunista , ma soprattutto a scrivere  il suo capolavoro, Buio a mezzogiorno.

Negli anni Quaranta lo scrittore si impegnò a fondo sul versante dell’anticomunismo: nel denunciare il mito della rivoluzione e del suo tragico dilemma egli condanna  il pericoloso strumento dell’Utopia ideologica. Oggi la lezione sui rischi dell’Utopia  di Buio a mezzogiorno  rimane più valida e attuale che mai.

L’impegno antitotalitario di Koestler  e la denuncia dei disastri del progetto rivoluzionario, dopo la fine del comunismo  rimangono ancora due fondamentali temi  sui quali confrontarsi  e discutere  per tornare a riscoprire  nuovi ideali dopo il tramonto delle ideologie di cui  lo scrittore  mitteleuropeo  è stato, soprattutto  con la sua esperienza, anticipatore e profeta.

Nicola Vacca

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