La poesia di Antonio Iannone

iannone foto

(Antonio Iannone è una giovane voce della poesia. Un voce destinata a crescere. Buona lettura)

Ritratto d’un turpe (Cyrano)

Voi, occhi spenti

da dove venite?

mi chiedo se la morte batta i rintocchi

nemmeno quest’oggi

bocca frivola, non chiederti

chi sono

ammirati, turpe lineamento

e guance cadenti

Alla mia dama,

non ho smesso i panni dell’esteta

ma nessun corpo

mi ridarà il tuo collo

Conto le ossa della schiena

troppe, ieri erano molte meno

e le braccia, quante

per un cranio solo

ma non ho mani

inevitabile

e con gli ultimi occhi

ho visto le labbra cadere

chissà chi le calpesterà

Se il tormento che nutro

non fossi che io

maciullerei il mio bimbo

un bel corpo d’infante

Mi ammiro, pensieroso

e la mia figura mi fa ingordo

di nuove torture

ma non più corpo gelido

soggetto deforme

Ormai, respiro

Galileo, monologo

Dov’è che s’anima ancora il muoversi della realtà?

E la mia mente, in quali caverne si lascia massacrare?

Chi tra noi, stelle spente, soccomberà per primo?

Non cerco altro che il sole della follia, credete a un povero vecchio

come se non fosse abbastanza l’ignoranza

e la moltitudine degli elementi

anche cieco

per vostra culpa.

Dov’è l’eternità?

Non certo in una morte materiale

o nel furore degli occhi d’un uomo.

Dal vuoto, come bocca lucente

non ci sottrarrà la conoscenza salvifica, non l’intelletto

annegheremo, anzi, credendoci sapienti

annegheremo per la vita intera e molto oltre questa

mai avrà fine il divenire e noi insieme a lui. Eppure

dev’esserci un luogo in cui ammireremo la profondità della fine

strappandoci la vista.

Deve.

Ma non è oggi e non abita in me. Cos’altro, allora

dimora da sempre queste vesti scarne?

Manco di risposte.

Medea, ovvero Manifesto per una società femminocentrica

Dea nuda, Medea disperata

furore travestito da Madre

su cui si infrangono martìri e peccati

sono come un uomo, ridi e scolpiscimi

Veneri bastarde muoiono sotto il mio ventre

la forma del sesso è una geometria dolorosa

io, generata da un utero in fiamme

mi spengo

io corpo

ecco, il furore dell’ebbrezza

le dee sono tutte figlie di Dioniso

(con il pube ricoperto di vino)

fiumi di lacrime separano il seno

mentre nuovi frutti si confondono con la forma del corpo

per cosa travesto il mio sesso vergine?

per come ammazzate le mie parole

il muoversi tormentato in questi labirinti di cemento che sanguinano vagiti

nasce, costretto all’eccidio del pianto

una sciagurata cretineria truccarsi da uomo

la stoffa eccede il desiderio

strappa la carne alla cenere e si ricopre di vernici

quanta iconografia

che umano sia il vivere, non è che atto

comunicare alle spose che la loro crocifissione

è una disgrazia

un nuovo bambino ha purificato l’ennesimo grembo infelice

e una madonna d’ospedale si esibisce nel femmineo dei suoi denti

In morte di Jacques Rigaut

Avete attraversato il riflesso

oppure il pensiero?

Alla morte, vi siete donato

o a un ennesimo vuoto?

Il fumo vi ha reso opera d’arte

e la bocca d’una donna non vi rivolterà mai più l’anima

Veder morire, che noia

ogni corpo in ogni altro

persino il vostro

Avreste mai creduto di riuscire in qualcosa?

Superare i colleghi, gli sporchi rivoluzionari

mutarvi in oggetto?

No, Rigaut, credere vi era troppo a noia

Bene, se vi accusassero d’omicidio

avendo puntato l’arma contro l’io allo specchio

meglio, se accusassero l’altro

avendo puntato l’arma contro la vostra persona. Meritereste

la galera, Rigaut

almeno uno di voi

Eravate l’ubriacone meglio vestito di Parigi

e non solo perché i vostri colleghi avevano per tutte le cose un pessimo gusto.

Si dice che a strapparvi la camicia

avreste anche voi pubblicato un romanzo

o persino poesia

<<Sparire, perdersi>>

voi non ci siete riuscito

Antonio Iannone è venuto al mondo a Mercato San Severino (SA) il 19/09/1995. Ha autopubblicato Bestemmia Sterile (2013), una raccolta di racconti e Tu sei fatta d’amianto (2014), prima sua silloge poetica. Ha smesso la giovinezza dei beat ed è pronto per la vecchiaia.

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