Intervista a Stéphane Courtois

courtois

(Nel marzo 2003 incontrai a Roma il professor Stéphane Courtois, autore del Libro nero del comunismo. Riuscì a ottenere in esclusiva un’intervista con lui.  La ripropongo volentieri)

Ottantacinque milioni di vittime, questo è il tragico bilancio del passaggio del comunismo nel nostro tempo. Com’è potuto succedere che un ideale che predicava il progresso, l’uguaglianza e soprattutto il paradiso in terra  si traducesse all’indomani della rivoluzione Bolscevica in una devastante macchina di morte, nella dottrina prepotente della dittatura del proletariato e in novanta anni di deportazioni di massa e stermini? Eppure il comunismo è stato soltanto questo, la sanguinosa ideologia totalitaria che ha condotto nel terrore e nella menzogna il Novecento. In questi giorni  la memoria intorno ai crimini del comunismo è stato oggetto di una serie di giornate di studio che si sono tenute a Roma organizzate dai Comitati per le libertà. Nell’ambito del convegno, al quale hanno partecipato storici e politologi,  è stata lanciata una provocazione forte. Quella di istituire  il 7 novembre , anniversario della presa violenta del potere in Russia da parte dei Bolscevichi, il Memento Gulag, cioè un appuntamento annuale per ricordare le vittime dei crimini del comunismo. Hanno aderito a questa importante iniziativa oltre Vladimir Bukovskij, leader storico, del dissenso antisovietico,  il professor Stéphane Courtois, storico di fama mondiale,  autore e coordinatore del Libro nero del comunismo, uscito in Italia per i tipi di Mondadori nel 1998. Lo storico è convinto che bisogna intensificare il lavoro storico per non disperdere la memoria dei crimini del comunismo. Intensificare la ricerca ovunque esistano gli archivi dei partiti comunisti. Combattere tutti coloro che predicano il negazionismo  dei crimini comunisti.E combattere anche i tentativi di mistificazione e la nuova congiura del silenzio.Il quotidiano Le Monde, tempio della cultura progressista, dice Courtois, dopo aver attaccato 5 anni fa  il “Libro nero del comunismo”, oggi ignora la seconda parte dell’opera.

Abbiamo avuto l’onore di incontrare l’illustre storico di passaggio a Roma per  portare il suo prezioso contributo a questa iniziativa.

Professore, lei ha parlato della tragica memoria del comunismo. Cosa resta  nel Terzo Millennio di questa pagina scritta col sangue?

 Del comunismo, inteso come il tentativo totalitario di costruire una nuova civiltà, non resta assolutamente niente. Della sua eco, del suo modello ideologico e della sua cultura si può constatare soltanto il fallimento. Insomma, un completo disastro generale.Del comunismo resta  la scia di sangue che ha travolto un secolo intero in un’immane tragedia.

Per non dimenticare gli esiti nefasti di questa cieca ideologia è sufficiente affidarsi alla memoria o serve anche l’uso corretto di un’onesta prospettiva storica?

Da storico, sono interessato a questa domanda e quindi mi sento obbligato a rispondere altrimenti si corre il rischio che tutto questo scompaia in fretta.E’ dovere dello storico occuparsi dei genocidi perpetrati dal comunismo. In Francia da oltre venti anni si sente parlare del «dovere della memoria».Personalmente  mi batto contro questo concetto, pur ritenendolo in teoria giusto. Nella sua rappresentazione fattuale questo orientamento ha subìto spesso una manipolazione strumentale e politica. Il concetto di memoria dei crimini del comunismo  non può essere sottoposto ad alcun fine di lucro di carattere ideologico.Contro il rischio di dispersione  della memoria  è necessario opporsi con il «dovere dello storico».In molti, tra storici e politologi, sostengono  che il comunismo è morto, ma ad esso sopravvivono i i suoi metodi e gli uomini.E’ d’accordo con queste affermazioni?Il comunismo che ha preso il potere con la rivoluzione bolscevica del 1917 è morto e sepolto. Il movimento ideologico da esso creato si è completamente estinto.Il problema oggi è rappresentato da quel comunismo  che non si incarnava in questo movimento, la cui filosofia politica si sta organizzando con il ritorno ai princìpi dell’Utopia, Praticamente si sono liberati di Lenin, Stalin e Marx e si stanno organizzando in un nuovo movimento che si rifà all’ideologia degli Utopisti del diciottesimo secolo.Il movimento no global è la prova vivente di questo nuovo comunismo utopistico. Quindi il sistema comunista è stato abbattuto ma gli uomini sono  di quella ideologia  del tutti lì. La caduta del comunismo non ha sortito gli stessi effetti di quella del fascismo.Il comunismo è stato sconfitto, ma  non ci sono stati i vincitori. Bisogna assolutamente considerare i rapporti di forza tra i comunisti sopravvissuti e i democratici che lottano per l’affermazione di una democrazia forte.Gli occidentali dell’Unione Europea sottovalutano il problema di questa nuova forma di comunismo utopico.

Dopo l’enorme successo del Libro nero  del comunismo, lei ha da poco dato alle stampe in Francia un altro volume  che è praticamente il seguito di quella prima fortunata opera. Qui da noi uscirà , sempre da Mondadori, in  può autunno. Professore, può fornirci qualche anticipazione?

Questo secondo libro sul comunismo, sui suoi crimini, sui genocidi e le stagioni del terrore, è particolarmente interessante perché si presenta ricco di informazioni dettagliate, e di capitoli supplementari arricchiti di fatti inediti di natura diretta ed esperenziale che svelano altri atroci drammi della tragedia comunista nel mondo.Tre quarti del libro, infatti, è composto da rapporti  autentici ed inediti di diversi editori dell’Europa dell’Est.Il contributo da loro apportato alla stesura del volume è di notevole importanza. Hanno deciso finalmente di rendere noti documenti di prima mano e ricerche editoriali che testimoniano tutto quello che accadeva nei paesi dell’Est e che difficilmente riusciva a trapelare  oltre la Cortina di Ferro.Questo rappresenta un evento straordinario perché qui a parlare sono in prima persona coloro che hanno sperimentato  sulla propria pelle gli anni bui del terore comunista. Importanti anche i capitoli supplementari sui crimin del comunismo della repubblica dell’Estonia incominciati nel 1940.Sono particolarmente affezionato all’edizione Estone del mio libro, che giudico la più bella. La prefazione del libro è affidata al presidente della Repubblica estone, anch’esso storico di professione.Nel capitolo dedicato a quei crimini il presidente  nella descrizione  di quegli anni violenti  ha evidenziato  la violenza cieca dell’ideologia comunista che nella sua terra ha lascito ferite di dolore  che difficilmente la Storia riuscirà a rimarginare.Particolarmente interessanti anche i capitoli supplementari, sulla repressione comunista nella Repubblica Democratica della Germania dell’Est., anche questi basati su documenti di prima mano e fonti dirette. Questo lavoro, in modo specifico, si deve alla dedizione di Gerome Gousk il quale ha presieduto una commissione che ha portato il suo nome, venuta in possesso di tutti gli archivi della Stasi adesso resi pubblici e finalmente accessibili a quanti  vogliano  conoscere  in maniera diretta le verità terribili dell’universo repressivo del comunismo tedesco.

Leggendo queste testimonianze  atroci mi sono sempre chiesto  com è stato possibile compromettersi con i crimini del comunismo?

Evidentemente tutto questo per il quotidiano Le Monde non è affatto importante. E ha dedicato al mio libro appena uscito una frettolosa riga di recensione.

Nicola Vacca

 

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