La poesia di Leopoldo Attolico

attolico

(La poesia è una cosa seria. Ma diffidate dei poeti che si prendono  troppo sul serio. E oggi ce ne sono  tanti  che ritengono la loro opera,  indispensabile  al contesto letterario del momento in cui vivono. Sono convinti di aver scritto il libro fondamentale dal quale non si può prescindere: senza di loro crolla il mondo delle patrie lettere.Invece nella poesia assume un’importanza suggestiva la componente ironica .Perché l’ironia è la coscienza della modernità.Un poeta che certamente non si prende sul serio è certamente Leopoldo Attolico. Questo personaggio eccentrico si definisce  l’orignale rappresentante  della “poesia antistress” (giocosa/ironica/autoironica), perché convinto che il disimpegno impegnato-nella sua valenza antimelodrammatica / antielegiaca- può costituire  una delle possibili modalità per rappresentare, commestibilmente e senza ulteriori traumi,anche lo strutturatissimo male di vivere contemporaneo.Attolico  è uno dei modi migliori  per entrare , con la parodia e il paradosso, nel frasario essenziale del quotidiano con i suoi tic e le sue manie.Contro il logorio della vita moderna ascoltiamo la voce dei poeti che non si prendono mai sul serio.La stupidità e la decadenza  di questo tempo omologato  e scostumato ci sembreranno meno invadenti.)

BOSCHI,  FONTANE

A Vito

Quanto ad occhiaie non se la passa male

c’è dentro un po’ di tutto

boschi fontane reperti acherontei

alvei cateti ellissi

di sonno che fermenta luminoso

in chi le guarda e dice

ma dormi qualche volta ?

Le occhiaie di Riviello

fitte di concrezioni, di inchiostri, di refusa

sono un “due con”ma senza timoniere

spuma di vento nuvole maree

vanno per lucciole ma sempre fuori orario

sono materia ondivaga

che adombra contumacia e straniamento

In questi gereoglifici la vita

gioca a tressette con eguale fortuna

parte ritorna insiste

oppone sempre la buona carta di Saba

per portare alle calende greche la scommessa

quando per depistarla

basterebbe una musa violetera

o un chirurgo dalla mano analfabeta

da Scapricciatielle, Edizioni El Bagatt, 1995

VEDUTE

La mia ortopanoramica

parte dal soggiorno

e arriva in cucina

costeggiando bagno

e studiolo colabrodo.

Un metro sotto terra di trincea;

quattro finestrelle sull’orticello a sciarpa;

due dita d’ombra per nota esantematica

Quel ladro del mio dentista

mi ricorda da una vita

che devo ancora pagarlo

altrimenti mi gioco lo sconto e la dentiera

assimilata ormai dai Lari del comò

ad un altrove di primavera intempestiva

ogni volta disattesa

fuggitiva

che mi cerca

pazziando

la gengiva

GOD  SAVE  THE  ROMAN  T.  !

Inutile chiedere al t. romano

quello che non può dare.

Prendere o lasciare:

la chiave di lettura della cervicale

il disequilibrio amicale di un pendolo

l’aura e l’incanto;

soprattutto la grazia combinatoria

tra il mostrare le stelle – d’emblée –

e riproporre le stalle – à cộté – très doucement

come un sogno che non vuol essere invadente

e parla sottovoce, passando …

Inutile chiedergli di dislocarsi

a debita distanza dalla buona creanza,

sì da poterlo frequentare

soltanto come un disamore necessario

a collaudare la fascinosa vitesse,

pour voyager en toute sicuresse …

Inutile infine imbufalirsi per la sua ubiquità,

laddove un vago senso persecutorio

sottentrasse spontaneo

a rimarcarne la voce splendida, fuori dal coro

ma così insita nel quotidiano …

Risponderebbe senza omertà

sono creatura di Quelli là,

terrestrità creatività istituzione corrività,

stretto parente benedicente

delle paturnie antiastrazione

che vi riportano immantinente all’aldiqua

anche se persi nell’Aldilà …

Quindi monsieurs non mi esecrate, non smoccolate

e soprattutto capacitate capacitate capacitate:

c’è chi ha ballato una sola estate

voi ballerete sempiter sempiter

specie quando passerò le consegne

al mio gemello superdotato

galvanizzante e performante

con il suo sabba incorporato;

lui, il blasonato

tombino romano mezzosoprano

da Siamo alle solite, Fermenti Editrice, 2001

EGO  TE  ABSOLVO

Padre, sogno ragazze col seno di neve e le ciliegine.

-E lo vieni a dire a me figliolo?

E a chi altri padre?

-Ma alla tua poesia perbacco!

Quale monitoraggio responsabile può dribblare

un disastro incoronato da un sapore colorato?

Lui monitora l’adagio

che tra scrittura e vita non c’è frattura.

Fanne tesoro!

Fatti coraggio!

Inedito 2014

Leopoldo Attolico ( Roma, 5 Marzo 1946 ), è autore di sei titoli di poesia e di quattro plaquettes in edizioni d’arte . Ha collaborato e collabora alle principali riviste letterarie. Dalla seconda metà degli anni ’90 si occupa prevalentemente di poesia performativa, con particolare riferimento al rapporto tra oralità e scrittura. E’ stato tra i redattori di Poiesis e lo è attualmente di Capoverso.

La sua ultima raccolta, La realtà sofferta del comico, Aìsara, 2009, è prefata da Giorgio Patrizi, con postfazione di Gio Ferri.

leopoldo@attolico.it

http://www.attolico.it

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5 thoughts on “La poesia di Leopoldo Attolico

  1. Se l’Attolico non fosse nato mancherebbe qualcosa come il Campari soda nell’elenco degli aperitivi o Count Basie tra i grandi del jazz. Combattere il “miprendosulserio mood” è la missione dell’attolicesimo. Per avere un po’ di pace nel mondo forse occorrono un po’ incursioni non pianificate di attolicesimo nella vita quotidiana di ciascuno!

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  2. Conosco Leopoldo da una vita, ma è tanto tempo che non ci vediamo. Ho ricordi di lui, al tempo in cui frequentavo Vito Riviello, ed anche prima, quando frequentavo sua zia Nerina Pericoli. Una volta presentai le sue poesie in Sabina, in una nota Galleria di Monterotondo. Un’altra volta, pochi anni fa, a Marino, fu mio ospite alla “Fiaccolata dionisiaca”, dedicata a poeti ed artisti, un evento felice che non costò nulla, ma che non venne più ripetuto (così va il mondo!). Dico solo questo sulla sua giocosa poesia, ed è paradossale: il comico dice la verità, si può permettere di dirla. E aggiungo che solo chi non si prende sul serio è serissimo.
    Franco Campegiani

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