Dante Virgili, scrittore della distruzione

copertina virgili

Nella primavera del 1970 la Mondadori pubblicò un romanzo apocalittico, La distruzione, il suo autore era Dante Virgili.

Protagonista di questo romanzo estremo, sintesi di intenti sperimentalistici e di una narrativa di tipo tradizionale, è un uomo che sogna  la fine dell’umanità. La sogna talmente tanto che finisce per concepire  l’annientamento come il risultato finale di ogni forma di vita.

La particolarità demoniaca di questo libro estremo, in cui il suo autore con una scrittura ossessiva rappresenta l’incubo della propria devastazione mentale  in un racconto maniacale, creò all’interno della casa editrice un caso letterario che ,al momento della sua pubblicazione si rivelò una bomba inesplosa.

La distruzione è il romanzo di un «demone meschino», più che di uno scrittore visionario.

È interessante leggere un libro che ricostruisce la vicenda letteraria di Dante Virgili. In Cronaca della Fine (Marsilio), Antonio Franchini  ricostruisce  l’iter tormentato  che portò i funzionari editoriali del gruppo di Segrate a pubblicare questa opera  unica nel suo genere che aveva come argomento i deliri del suo autore che coltivava il sogno della fine dell’umanità.

La vera storia di questo romanzo, non è il romanzo stesso che rappresenta «il mondo alla rovescia» di Virgili in cui esiste soltanto il fatto che la possibilità del bene sia solo una crepa nell’universalità del male. Ma è il percorso travagliato del processo di lettura, in cui furono coinvolti i massimi scrittori dell’epoca,  il  vero caso che interessa rilevare e di cui Franchini nel suo libro  fornisce una dettagliata ricostruzione ,essendo anche coinvolto in prima persona, perché fu proprio lui a rifiutare il secondo romanzo di Virgili.

La distruzione è un vero pugno nello stomaco, ma non è né un romanzo geniale né visionario. È  la rappresentazione ossessiva di un incubo (ossessivi, fino al fastidio, sono i piani di scrittura che si contaminano).

È il riassunto allucinato di una personale discesa agli inferi, quella di Dante Virgili, che interiorizza  la sua follia fino a spingerla alle estreme conseguenze: nella cronaca mentale di un delirio  la «distruzione del tempo dell’ora»  tende ad «Abolire l’umano».

La testimonianza di un folle  che, «dal di dentro», ci mostra  la genesi di un orrore  che noi siamo abituati a vedere descritto  solo da interpreti  indignati o da vittime attonite. Questa fu la considerazione che del romanzo di Dante Virgili  ebbero quanti  furono interessati alla sua pubblicazione.

Poi non accade più nulla. Infatti immediatamente dopo l’uscita in libreria La distruzione  non suscitò alcun interesse degno di nota da parte dei lettori. Il libro fu accolto come una bomba inesplosa.

«L’opera di Virgili può a ragione essere considerata un corpo, un corpo deforme e disturbante , ma con una verità che mette a disagio  chiunque vi entri in contatto. Virgili non ha lasciato eredi, i suoi unici lontani parenti si vergognarono di lui, non ha lasciato nient’altro dentro di  sé»

Così scrive Franchini nel suo libro – inchiesta  sul caso umano  Dante Virgili, autore di un libro  che non è mai diventato un evento editoriale.

La distruzione nel 2003 è stato ripubblicato da Pequod. Ma da allora è un libro introvabile. Forse leggendolo e rileggendolo, si comprendono benissimo le ragioni del suo impopolare insuccesso.

Nicola Vacca

 

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