La vita quotidiana di Franz Kafka

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Franz Kafka ha scritto sulla condizione umana ciò che nessuna riflessione  sociologica  e politologica forse potrà mai dire.

Il termine attuale “Kafkianità” appare come il solo denominatore comune di situazioni (sia letterali, sia reali) che nessun’altra parola permetta di cogliere nella sua essenza. Nella kafkianità la cosa più geniale è  che si trovano condensate  tutte le contraddizioni, tutte le incertezze, tutte le miserie morali del nostro tempo.

L’universo di Kafka  è quello di uno scrittore attuale che ha anticipato la negatività della nostra contemporaneità. La kafkianità è il modo di essere con il quale siamo tutti costretti a fare i conti.

Kafka  si comprende meglio quando  si conoscono l’ambiente familiare,  la sua vita quotidiana piena di contraddizioni, la sua esasperata esistenza di studente e di impiegato, i suoi difficili amori e i suoi ripetuti fidanzamenti, che non hanno mai avuto conclusioni felici, le malattie del corpo e dei suoi nervi fragili, le poche amicizie della sua vita trascorsa nel raccoglimento e quasi nella fuga da tutto ciò  che è ufficiale e pubblico.

Com’era il grande scrittore praghese nella vita quotidiana è la chiave di lettura per entrare nelle inquietudini e negli abissi del suo mondo.

Per colmare questo aspetto importante dell’autore de Il processo esce un libro fortemente intimo, che raccoglie le testimonianze delle persone che gli furono vicine o che lo incontrarono solo fuggevolmente.

Sono interessanti le testimonianze dei compagni di scuola, amici, fidanzate e intellettuali che hanno ha avuto la grande fortuna di conoscere uno dei più grandi scrittore del Novecento.

Questi ricordi kafkiani ci consegnano un genio della letteratura  fuori dalle letture stereotipate: i contemporanei che lo hanno conosciuto veramente  sono tutti concordi nel ritenere il loro amico Franz non soltanto lo scrittore introverso  turbato dalle inquietudini dell’ assurdo.  Oltre la rappresentazione  nota, in queste pagine si trova un Franz Kafka come non lo abbiamo mai conosciuto. Non  uno scrittore introverso e ombroso. ma un giovane ebreo  nella Praga del primo Novecento. Oltre l’analisi della sua scrittura, nella memoria di chi lo ha conosciuto personalmente, Kafka non è soltanto l’autore introverso sofferente per le proprie condizioni di vita, un poeta mistico, che vedeva un mondo oscuro, assurdo,dominato da un sistema di anonime burocrazie. Ma egli è un uomo incline con generosità al contatto umano, sensibile alla luce della vita che si consuma precocemente nel labirinto delle sue intuizioni geniali.

In queste pagine sono rivelate l’infanzia, la vita famigliare e gli incontri di un Kafka quotidiano, quindi segreto che è sempre stato nascosto ai critici ufficiali della sua opera.

Un Kafka bisognoso di tuffarsi nella vita e di parteciparvi. Sentite cosa scrive  Dora Diamant: «Era alto e snello, aveva la pelle scura e camminava a grandi falcate, tanto che pensai dovesse essere un indiano mezzosangue, e non europeo. Oscillava un poco, ma si manteneva sempre eretto, lasciando pendere il capo leggermente di lato,come un solitario sempre in ascolto di qualcosa. Non era propriamente un modo di origliare c’era anche un che di molto amabile in quell’atteggiamento; vorrei definirlo come il segno più evidente di un bisogno di rapporti,come a voler dire: ‘Io da solo non sono nulla,sono qualcosa solo  in rapporto al mondo esterno». Le parole dell’ultima compagna di Kafka  spiazzano il lettore della sua intera opera. Siamo di fronte a un uomo e al suo modo di vivere in comunanza con il suo popolo, con la sua epoca.

Per Oskar Baum, amico stretto di Kafka, lo scrittore era un uomo eccezionale, dotato di una singolare acutezza. «L’ eccezionalità di Franz Kafka e della sua opera letteraria nella scrittura dei nostri giorni è spiegabile, ma potrà comprendere qualcosa del mistero di questo spirito creatore solo chi abbia vissuto la profonda,intima,naturale concordanza di ogni sia pur fuggevole esternazione, delle sue parole,del suo tono di voce,con i fatti   e i caratteri descritti nei suoi racconti ».

Per tutti coloro che lo hanno conosciuto Kafka era il poeta che con umiltà e benevolenza aveva la capacità di prendere seriamente le cose. L’uomo che ha scoperto il mondo con gli occhi di bambino. Quegli occhi,come racconta Alice Sommer,che ti guardavano nell’anima regalandoti un istante di batticuore.

Si è filosofeggiato e si è teorizzato molto su Kafka e sulla sua opera. Il taglio memorialistico di queste pagine propone una lettura nuova dello scrittore praghese: oggi Kafka viene letto troppo poco come poeta. Ne era fortemente convinto il suo editore Kurt Wolff: «Ma allora come oggi le creazioni poetiche di Kafka che più amo,le migliori nella loro bellezza linguistica, sono le prose brevi,quelle delizie uniche contenute nei volumetti Meditazione e Un Medico di campagna. Soffro sempre del fatto che la maggior parte dei lettori che mi capita di incontrare, nella vita e nei libri,conoscano i romanzi e non le prose brevi».

Al Kafka scrittore va riconosciuto il merito profetico di aver lucidamente anticipato il tema attuale della negatività del nostro tempo, di aver raccontato meglio di chiunque altro la progressiva concentrazione del potere che tende a divinizzare se stesso,la burocratizzazione dell’attività sociale che trasforma le istituzioni in labirinti interminabili.

Il Kafka quotidiano ci mette di fronte alla biografia di un poeta drammatico, che con grande umiltà cerca la purezza e la verità nell’incredibile forza di un inesauribile bisogno d’amore da concretizzare sempre nel rapporto umano con gli altri.

Nella vita quotidiana Kafka  era un uomo assolutamente originale, un poeta, il cui tratto caratteristico consisteva nel nascondere il più possibile la propria originalità e nel mostrarsi alla gente proprio come una persona normale,come uno di loro. Forse proprio per questo che Franz Kafka è riuscito a dire di un’epoca tutto ciò che doveva essere detto.

Nicola Vacca

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