Dostoevskij, i demoni e i misteri dell’uomo

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In un giorno di nebbia del 1860, Fjodor Mikhajlovic Dostoevskij varca la soglia dell’ospedale psichiatrico di San Pietroburgo per incontrare un presunto folle, Gusiev, che lo ha contattato per lettera. Al suo amato scrittore, il giovane confessa, pentito, di aver fatto parte del gruppo terroristico che ha da poco assassinato il principe e che sta preparando l’omicidio del granduca. Il progetto prevede l’annientamento dell’intera famiglia imperiale e il solo modo per sventarlo è fermare il capo dei rivoltosi, una donna di nome Aleksandra. Sconvolto da questa notizia, pressato dall’aguzzino a cui deve consegnare un romanzo entro cinque giorni, Dostoevskij ingaggia una lotta con i suoi demoni: la colpa, il dubbio, il passato, la malattia

Giuliano Montaldo qualche anno fa  ha dedicato un bellissimo film al più grande degli scrittori russi.

Ideato da Andrei Konchalovsky, I demoni di San Pietroburgo è insieme la storia di un uomo,  la lettura di un artista e l’affresco di una Storia, che non smette di ripetersi.
Mescolando biografia e bibliografia, Montaldo si serve  della più grande voce della letteratura russa per affrontare un discorso politico che, in ultima istanza, raccomanda di cercare l’Uomo e di fuggire dall’adesione cieca agli ideali astratti, scorciatoia fatale verso il delirio d’onnipotenza e la violenza.

Per conoscere Fёdor Dostoevskij  bisogna assolutamente leggere il suo Diario di uno scrittore. Si tratta di una pubblicazione mensile redatta interamente dal grande romanziere russo. Dal 1873 al 1881.Questo progetto raccoglie testi che affrontano  problemi di attualità e questioni politiche.

Con taglio giornalistico, che anticipa il fenomeno dei blog, l’autore di Delitto e Castigo entra nel suo tempo e ci fa conoscere le proprie idee sociali, religiose, artistiche e letterarie.

Nelle sue colte incursioni troviamo anche il Dostoevskij che abbiamo apprezzato. Il lucido profeta che sa anticipare i tempi. Insomma il Diario di Dostoevskij è un laboratorio ma anche un luogo per i grandi contraddittori da presentare,una stanza dove si rifugia con le più inquietanti  domande e che apre ai suoi personaggi.

È  un’opera insolita in cui la polemica giornalistica  si contamina con la narrativa.

Accanto alle questioni importanti, che riguardano la società civile del suo tempo, lo scrittore annota  anche gli esperimenti filosofici della sua narrativa.

Nella sua attività giornalistica Dostoevskij non rinuncia mai alla sua vena di scrittore. Le pagine più belle, infatti, di quest’opera monumentale sono quelle in cui le osservazioni sul tempo presente sono narrate con la grandezza espositiva  dei suoi capolavori più conosciuti.

Gli abissi della coscienza, Dio, la verità e tutte le domande che i suoi dubbi gli ponevano e che hanno trovato posto nei suoi romanzi, nel Diario sono annotati con altrettanta problematicità: «Dov’è la verità? Davvero il  mondo ne è ancora così lontano?Quando cesseranno le contese;  quando gli uomini si riuniranno tra loro; che cosa impedisce questa riunione? Sarà la verità finalmente tanto forte da vincere la corruzione, il cinismo e l’egoismo degli uomini?».

Lo scrittore annota sul  taccuino la fine della civiltà legata all’egoismo degli uomini, denuncia l’ipocrisia apocalittica delle loro maschere. Mette in allarme le nostre coscienze, che sottovalutano l’invadenza della barbarie che «distruggerà la civiltà».

Lette oggi le parole di Dostoevskij sono profezie apocalittiche . Nel diffondersi delle ideologie liberali, socialiste e anarchiche, Dostoevskij scorgeva l’avvento di un concezione religiosa e nichilista, ravvisava l’esperienza demoniaca di un sottosuolo interiore di un’umanità che ha perso ogni legame con il divino e corre paurosamente verso la propria perdizione.

Il libero pensiero del grande scrittore russo, che troviamo nelle pagine contemporanee del suo Diario, rappresenta perfettamente l’uomo superficiale di oggi, l’essere irresponsabile che fugge e demolisce la realtà.

L’abisso nichilista è la chiave di lettura per entrare nel mondo più intimo di Dostoevskij che osserva la realtà in cui vive, annotandone in un diario le sue contraddizioni etiche. In proposito cos scrive nel gennaio del 1877: «Tutte le nostre dispute o scissioni  sono derivate  soltanto da errori o deviazioni della mente e non del cuore, ed appunto in questa constatazione è racchiuso  i nucleo essenziale delle nostre scissioni. E questo nucleo essenziale è ancora abbastanza  confortante. Gli errori egli equivoci della mente scompaiono più rapidamente lasciando minori tracce degli errori del cuore; essi vengono guariti non tanto dalle discussioni e dalle spiegazioni logiche, quanto dagli avvenimenti della vita reale,i quali spessissimo hanno in se stessi  una deduzione giusta e necessaria e indicano la via diretta, se anche non subito, nel momento stesso cioè in cui si verificano».

Nella scrittura di queste pagine Dostoevskij  mette a nudo una coppia  di opposizioni significative. Quella tra lui stesso come artista e come giornalista,tra un ruolo meditato  e un altro  che si avvale dell’immediatezza delle sensazioni. Dalla  loro sintesi  nasce la coabitazione tra lo scrittore che  discute di problemi esistenziali e il giornalista che scrive pagine di una sconvolgente attualità sulla questione  femminile, sul problema giudiziario.

Nelle pagine giornalistiche di Dostoevskij si tocca con mano la provvisorietà esistenziale della nostra civiltà che non sa più pensare. Le sue acute riflessioni  disegnano miracolosamente il volto cannibale della nostra contemporaneità e il suo dramma che si consuma nel deserto delle idee.

Diario di uno scrittore è indispensabile per conoscere il cuore segreto di Dostoevskij. Leggendolo, inoltre, scopriremo tutte le nostre ferite lacerate da un tempo feroce che si nutre di quella coscienza dell’abisso, descritta meravigliosamente nelle sue pagine profetiche e anticipatrici.

La critica scettica del grande scrittore russo ha gettato una luce inquietante su molte cose e contro altrettante era in grado di mettere in guardia. Parole profetiche che meritano un ascolto attento.

Nei frammenti di questo giornale intimo si leggono  i disastri nichilisti dell’anima contemporanea, lacerata dal caos globale: «Imputati,voi siete assolti, ma ricordatevi che  oltre a questo tribunale, c’è un altro tribunale, il tribunale della vostra coscienza. Fate in modo che questo tribunale vi assolva, almeno in seguito».

Di questi tempi, nei quali  si parla spesso di scontro di civiltà e il nichilismo e sempre in agguato,  Dostoevskij  non è soltanto il profeta, ma anche il  cantore.

Nicola Vacca

 

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