La grande notte di Louis Ferdinand Céline

celine

La notte céliniana definisce lo stato estremo in cui dal momento che nulla esiste più separatamente, tutto ricade, annega e si asfissia in tutto. Louis Ferdinand Céline è lo scrittore disperato, sregolato profeta di sventure che ha testimoniato,  meglio di chiunque altro, il frangersi dell’essere, la dissoluzione  del viaggio esistenziale al termine della sua notte.

Non c’è dubbio, per  questo e altri motivi, Céline è uno dei più grandi scrittori del secolo scorso. La sua opera irriverente e la sua stessa vicenda biografica fanno di lui un personaggio del quale si discute ancora.

La sua vita è avventurosa e maledetta, densa di insidie e peripezie. Nei suoi libri lo scrittore con linguaggio crudo e estremo fa i conti con la propria anima dannata.

I suoi libri sono dei capolavori perché è la sua vita stessa a esserlo.

Célinè è lo scrittore perfetto del Novecento, questo straordinario, controverso e indimenticabile protagonista dell’agonia e della decadenza del secolo breve. Nei suoi stessi libri si trova il fascino di un personaggio scomodo che ha rivelato il trauma lacerante della guerra e la miseria intellettuale del proprio tempo.

Céline, medico e scrittore, autore di  pamphlets polemici che non arretra mai di un passo rispetto al suo pensiero..

Comunque si voglia giudicare i contenuti degli scritti polemici(ma sarebbe il caso di ricordare, almeno ogni tanto, che si tratta di testi letterari, nei quali la natura metaforica del discorso prevale di gran lunga sui discorsi apparenti), resta il fatto che è  impossibile capire il passaggio  di Céline dai primi capolavori narrativi (Viaggio al termine della notte,  Morte a credito) a quelli della maturità ( Il castello dei rifugiati , Nord) se ci si ostini a prescindere, in base a un’astratta discriminazione ideologica, dalla straordinaria novità stilistica introdotta dalle concitate invettive cui lo scrittore si abbandonò nelle sue pagine  rischiose, provocatorie, e laceranti.

Si deve tenere conto di queste considerazioni per accettare senza riserva alcuna la  fitta e intricata vita di uno scrittore discusso. Il modo migliore  per accostarsi al Céline dei libelli scomodi è quello di cercarvi lo scrittore e non l’ideologo, il disperato scrutatore degli abissi che prende sempre le difese delle vittime del sistema e non il presunto fautore o propagandista di crimini storici. Per Céline la vita non è altro che dissoluzione continua  e agonia passionale.

Questo è l’unico modo  per entrare profondità  l’esperienza  nichilista dello scrittore. Nei suoi libri  non manca l’esplorazione  del  suo intimo tessuto carnale.

 C’è quanto basta per comprendere  l’ansia maniacale di Céline: fuggire per andare altrove, in qualsiasi posto, per andare, se è necessario, fino al termine del mondo, della notte, impedire o ritardare il crollo della propria integrità personale, allo stesso tempo salvarsi dalla propria  notte.

«Ma quel che voglio prima di tutto è vivere una vita piena di incidenti che spero la provvidenza vorrà mettere sulla mia strada, e non finire come tanti avendo piazzato un solo polo di continuità amorfa su una terra e in una vita di cui non conoscono le svolte che permettono di farsi un’educazione morale –  se riuscirò a traversare le grandi crisi che la vita mi riserva, sarò meno disgraziato di un altro perché io voglio conoscere e sapere  in una parola io sono orgoglioso – è un difetto? Non lo credo, e mi creerà delle delusioni  o forse la Riuscita». Con queste parole profetiche  Louis Ferdinand Céline chiude il suo diario. Qualche di  deve averlo ascoltato perché certo non ha avuto una vita banale e anonima.

Nicola Vacca

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