Gli scrittori dell’antiutopia

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Il sogno dell’Utopia ha attraversato il Novecento. L’incubo totalitario è stata l’esperienza che nel Ventesimo secolo  ha raccontato  la tragica illusione di creare  il migliore dei mondi perfetti. Alla fine  la violenza di tutti gli utopisti, convinti di voler creare con l’ideologia il paradiso in terra,  si è dissolta , vittima di quella stessa menzogna di cui si serviva per affermare le sue ragioni.

Nel secolo breve c’è un’ideologia che si è servita dell’inganno dell’Utopia per  affermarsi come strumento di morte: il comunismo.

Sappiamo di quale materia  sono composti i sogni della cattiva Utopia. C’è  un dibattito storico e culturale  che faccia  cadere l’attenzione  sulla letteratura  e sul pensiero che negli anni bui del predominio utopistico si opponeva alla sua  furia devastante delle sue ideologie .

Abbiamo più volte riscoperto il  pensiero di autori anti-utopici per eccellenza, come Ignazio Silone, Arthur Koestler, George Orwell.  Più volte siamo tornati a parlare del loro impegno e dei loro scritti  contro il totalitarismo cercando sempre di dare notizia di un’interessante ristampa delle loro opere, di essere presenti  a convegni  sul loro pensiero. O come nel caso di Koestler, recentemente abbiamo ritenuto doveroso   segnalare l’uscita di un’opera teatrale quasi del tutto sconosciuta  che ha come tema principale la cultura deviante e menzognera  del totalitarismo, letta e interpretata dal grande scrittore ungherese, attraverso il tema della “felicità imposta per legge”

La lezione  grandi autori del romanzo distopico è sempre viva : ritroviamo Arthur Koestler e George Orwell.

Le distopie del Ventesimo secolo svolgono un ruolo da sentinella, ricordano che l’inquisitore  può essere smascherato e dicono che è un inganno il sacrificio della libertà in nome della razza , della classe, dello Stato, di Dio o della patria.

Forse è qui la differenza. L’eroe dell’anti-utopia è l’individuo.

L’eroe dell’Utopia  è lo Stato. L’ideale  dell’eroe anti-utopico è l’esperienza, quello dell’Utopia  è la perfezione.

Tra Utopia e anti-utopia  il Novecento doveva dare una risposta ad alcune domande epocali. Le sue guerre mondiali, le sue ideologie  e il pendolo della politica che ha sempre oscillato tra Stato e individuo  sono stati i tentativi con i quali la Storia del secolo scorso  ha cercato la risposte a quelle domande  che richiamavano inevitabilmente l’attenzione sui concetti di ordine, libertà sicurezza .

Raccogliendo l’eredità della filosofia  degli anti-utopici, e del pensiero  che si oppose alle ideologie, forse riusciremo oggi a oltrepassare  la natura degli incubi totalitari  che hanno violentato l’innocenza di  un intero secolo , limitandone le libertà  imponendo con la forza il mito di una società perfetta in cui è stata uccisa fisicamente la dignità di milioni di esseri umani.

Buio a Mezzogiorno di Arthur Koester è considerato la metafora dell’Utopia che distrugge inevitabilmente se stessa, l’individuo e la verità. Il romanzo sulle “grandi purghe “ fu il primo atto d’accusa contro lo stalinismo e il suo contagio  a diventare un best-seller  nella Francia del 1946.Esplose un caso politico che vide Sartre  schierarsi in prima fila contro le verità di Koestler.

Il Pcf e i suoi intellettuali ingaggiarono contro lo scrittore e il suo scomodo romanzo una battaglia campale.

Lo stesso Koestler ha poi ricordato che sulla stampa comunista si arrivò a pubblicare una cartina con una freccetta che indicava la viletta in cui abitava in quel periodo e la pressione fu di una tale violenza  che il traduttore si vide costretto  a chiedere all’editore di omettere il suo nome nelle ristampe. Arthur Koestler, era per la nomenclatura comunista ufficialmente il nemico da abbattere , perché il suo capolavoro era diventato il manifesto ufficiale dell’anti-utopia.

Koestler aveva  dato un contributo  a indebolire i fortini del comunismo  e aveva soprattutto testimoniato che nel secolo del Lager e del Gulag era stato possibile – almeno ad alcuni uscire dalla stretta della guerra civile europea ed essere  nello stesso tempo e con la stessa intensità antifascisti e anticomunisti.

I due più importanti parti comunisti occidentali- quello francese e quello italiano- invece  rigettarono con violenza i problemi posti dal caso Koestler.

Buio  a mezzogiorno è il romanzo sul disastro dell’Utopia, ancora attuale, da riscoprire, e da rileggere perché nei suoi contenuti risiede  il senso politico di una cultura libertaria.

Di Geoge Orwell vanno ricordati  Omaggio alla Catalogna e La fattoria degli animali e 1984,  tre  romanzi anti-utopici per eccellenza,

Il pensiero del romanziere inglese si è rivelato profetico. Nel primo romanzo  Orwell spiega come la rivoluzione perde la sua innocenza. Nel secondo  racconta la bugiarda storia dell’Ottobre rivoluzionario .

Con 1984 lo scrittore passa dalla morale della favola comunista alla denuncia della dittatura ideologica.

La sua opera divenne presto una lungimirante critica al sistema dell’Utopia :aveva capito  che le rivoluzioni socialiste , la cui vanità è quella di abolire  ogni privilegio , trasformando il dominio sugli uomini in amministrazione delle cose, facevano del privilegio la loro stella polare e del potere arbitrario che ne derivava  la loro sola ragion d’essere.

Orwell aveva scoperto, sempre come Adorno  e altri filosofi in quegli stessi anni, la forza del negativo, cioè il segreto stesso di tutte le profezie, che non devono necessariamente avverarsi per essere efficaci, ma che sono efficaci  solo in quanto mettono in luce  il lato oscuro del divenire

Le sue profezie sono servite a smascherare la forza virulenta scatenata dal quel grande male  chiamato totalitarismo, imposto per un secolo dalla dittatura dell’Utopia.

Nicola  Vacca

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