Del fare poesia e delle sue ragioni

angelus

«Oggi il poeta è tornato a sapere, ad avere gli occhi per vedere, e deliberatamente, vede e vuole vedere l’invisibile nel visibile. Oh, egli non cerca di violare  il segreto dei cuori. Soltanto la poesia- l’ho imparato terribilmente, lo so- può recuperare l’uomo, persino quando ogni occhio s’accorge ,per l’accumularsi delle disgrazie che la natura domina la ragione e che l’uomo è molto meno regolato dalla propria opera che non sia alla mercé dell’Elemento» .Così Ungaretti spiega le ragioni  della poesia.

Da queste parole ha preso il via la poesia del Novecento, a questi principi si sono ispirati  i più grandi poeti del secolo scorso, i quali  non hanno mai smesso nei loro versi di cercare prospettive di costruzione esistenziale  al cui centro  c’è l’uomo , la vita, i sentimenti . Nella grande comunità della «letteratura  come vita» il fare poesia  per i poeti di quella generazione, che si riconoscevano nella lezione di Ungaretti e in seguito  lo hanno anche superato,  ha rappresentato  l’unica via possibile  per testimoniare il diritto dell’umanità, garantirne la permanenza, affermare l’essenza profonda di tutti gli esseri.

Ungaretti ha insegnato che scrivere poesie, anzi vivere poeticamente, è un modo di essere  ed un modo di fare, di plasmare, di operare, di creare.  Vivere poeticamente vuol dire  credere che c’è posto per la poesia dovunque. In parte la poesia  è in tutte le cose  e le situazioni della vita.

La voce del poeta, così, si tempra nel contatto continuo  con la vita, in cui non mancano  né le gioie  né la sofferenza; essa diventa personale  quando riesce a  riprodurre autonomamente, con buona capacità rappresentativa, questa dinamica profonda , questa alternanza continua di festa e di lutto che è la vita nella sua intima essenza. Molti oggi si fingono poeti, probabilmente rincorrendo una gloria meschina  quanto improbabile.

La lezione Novecentesca di Giuseppe Ungaretti  ha  dato una risposta ad un interrogativo epocale. Dove risiede  l’autenticità del poeta?Nella strettissima connessione  fra poesia e vita, nella loro inestricabilità, nella loro co-essenza. O si è poeti  alla fine di un discorso difficile, rischioso , martoriante, oppure lo si fa. Ogni poeta  è un patrimonio di fatica , di gioie , di sangue, di sforzi.

Al di fuori di queste verità  non ci sono poeti e non c’è la poesia.Qui sta l’attualità della poesia e del poeta che la scrive. Come dicevamo prima, il poeta è il guardiano della vita, il guerriero che  sfodera la spada della parola e la conficca nel cuore delle cose per farle sanguinare di vero. Nel vero delle cose c’è l’esperienza, la realtà che non va descritta, ma il poeta ha il compito di riempire il suo caos con l’invenzione che soltanto l’itinerario di un’anima può assicurare.Sporcarsi le  mani con la vita questo deve far il poeta.Diffidate della poesia che non parla dell’amore, della morte, del dolore.

Nicola Vacca

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